MoRE Curators e Unrealised Exhibitions

Mercoledì 15 maggio 2019 MoRE presenta il progetto espositivo speciale MoRE Curators e la nuova sezione del sito Unrealised Exhibitions con la mostra non realizzata a cura di Luca Cerizza Rifare (male) una stella proposta nel 2015 per la 16a Quadriennale di Roma e che avrebbe presentato un’unica opera di Paolo Chiasera.

La mostra digitale MoRE Curators raccoglie progetti di artisti invitati per l’occasione da curatori esterni al museo. L’obiettivo della mostra è indagare diverse prospettive curatoriali aprendo il museo a contributi esterni. Articolando voci e stili curatoriali diversificati, la mostra presenta opere non realizzate di artisti di diverse generazioni e una rete di relazioni, prospettive, ricerche e approfondimenti inediti.

I curatori invitati sono: Simone Ciglia (storico dell’arte contemporanea, assistente ricercatore MAXXI, Roma), Elena Forin (curatrice indipendentee LaRete Art Projects), Antonio Grulli (curatore indipendente), Luca Lo Pinto (curatore Kunsthalle Wien), Fabiola Naldi e Claudio Musso (storici dell’arte, docenti e curatori indipendenti), Raffaella Perna (assegnista di ricerca, Sapienza Università di Roma), Christiane Rekade (curatrice, direttrice artistica Kunst Meran Merano Arte), Maria Chiara Valacchi (curatrice e giornalista).

Simone Ciglia presenta un progetto di Gianfranco Baruchello (Livorno 1924), Do it yourself confession del 1967. Si tratta di un confessionale concepito per auto-confessarsi.

Elena Forin ha scelto un progetto di Alessandro Sambini (Rovigo, 1982) che consiste in due “opportunità” rispettivamente per le città di Milano e Trieste, due lavori dedicati ai temi dell’immigrazione e del paesaggio che avevano l’obiettivo di costruire relazioni tra gli abitanti delle città e realizzare quindi installazioni nello spazio pubblico.

Antonio Grulli propone un progetto di Benni Bosetto (Milano, 1987). L’artista ha lavorato per un anno alla progettazione di un percorso espositivo allestito tramite sculture viventi in alcuni appartamenti di Via Eustachi a Milano. La mostra sarebbe stata visitata attraverso una mappa che avrebbe indicato ai visitatori una serie di luoghi in cui fruire delle performance.

Stazione di Emily Jacir (Betlemme, 1972) è invece la scelta di Luca Lo Pinto che presenta un intervento pubblico ideato, ma mai realizzato, dall’artista palestinese nell’ambito di Palestine c/o Venezia, un progetto collaterale della 53a Biennale di Venezia nel 2009. L’idea di Jacir era di tradurre in arabo i nomi di ognuna delle 24 fermate di vaporetti lungo il percorso n. 1 e di posizionare le scritte arabe su tutte le fermate accanto a quelle italiane.

Fabiola Naldi e Claudio Musso hanno invece selezionato una proposta progettuale di Ericailcane (Belluno), nata tra il 2013 e il 2014 nell’ambito della seconda edizione del progetto FRONTIER – La linea dello stile. L’artista, invitato dai curatori a concepire un’opera pittorica di dimensioni monumentali per lo storico Gasometro della città di Bologna, immagina una narrazione continua imperniata sulle figure di due enormi cani che si mordono la coda e che portano sulle spalle l’allegoria di due città o di due facce della stessa (Bologna?): una che vive in festante armonia e una che cammina in equilibrio su un filo.

Artisti coraggiosi. Natura morta – 2 di Pablo Echaurren (Roma 1951) è invece presentato da Raffaella Perna. Il progetto non realizzato è proposto nel 1974 alla Galleria La Margherita di Roma eprevedeva la partecipazione attiva dell’artista che, seduto dietro un tavolo negli spazi spogli della galleria, munito di fogli, forbici e colla, avrebbe coinvolto il pubblico in un’azione estemporanea: le persone interessate avrebbero dovuto comprare una sua opera, stabilendo a loro discrezione il compenso, in anticipo, senza ricevere alcuna informazione sull’acquisto. L’ipotetico cliente avrebbe dovuto consegnare all’artista l’ammontare in banconote, una o più di una, a seconda della scelta e della disponibilità. Le banconote sarebbero diventate l’opera stessa: tagliate, strappate o usate nella loro interezza sarebbero state incollate su fogli di carta e firmate, come fossero delle tradizionali “nature morte”.

Christiane Rekade propone invece Die Kristallader [La vena di cristallo] di Helen Mirra  (1970, Rochester New York), un progetto di arte pubblica per la città di San Gallo che l’artista ha presentato a un concorso nel 2004. Questo avrebbe dovuto consistere in un intervento nello spazio urbano che creasse un collegamento tra il nuovo Museo di Storia Naturale e il centro della città attraverso una linea irregolare scavata nell’asfalto e riempita con metallo lucido.

Maria Chiara Valacchi seleziona Rolls Royce di Wendy White (Deep River, CT, 1971) un progetto nato dall’esigenza di creare una mostra per la Rolls Royce Art Programme, iniziativa della celebre casa automobilistica a supporto di idee legate all’arte contemporanea. L’artista avrebbe realizzato dipinti di larga scala uniti a una serie di sculture in 3D, forgiate in oro cromato, ritraenti delle grandi lattine schiacciate e stese sul pavimento in maniera randomica per riflettere sul concetto di lusso.

MoRE inaugura poi Unrealised Exhibitions una nuova e importante sezione del proprio sito e archivio dedicata alle mostre non realizzate. Così come le opere d’arte non realizzate, anche le mostre che avrebbero potuto essere allestite e non lo sono state costituiscono infatti una diversa prospettiva con cui guardare alla storia dell’arte del XX e XXI secolo. Sono tante le occasioni che potranno essere raccontate e diverse le motivazioni che hanno costretto questi progetti a rimanere sulla carta (basti pensare alle occasioni più note come l’E42, mai realizzata, ma di cui rimane un intero quartiere nella capitale, la mostra di Hans Haacke Shapolski et al., Manhattan Real Estate Holding censurata al Guggenheim Museum di New York nel 1971 o la mostra La Mamma immaginata da Harald Szeemann a metà degli anni ’70).
MoRE ha del resto già affrontato il tema in diversi modi, per esempio nel saggio di Anna Zinelli, Pornographie. La sezione non realizzata alla documenta 5 di Kassel o tangenzialmente nel racconto di diversi progetti immaginati per occasioni espositive che quindi sono state diverse da come avrebbero potuto essere: con questa sezione MoRE decide quindi di impegnarsi anche su questo fronte di ricerca.

La nuova sezione del sito inaugura con una mostra non realizzata a cura di Luca Cerizza: Rifare (male) una stella.
Proposta da Luca Cerizza la mostra non realizzata poiché non selezionata dalla commissione della XVI Quadriennale di Roma, consiste in un unico quadro di piccole dimensioni dell’artista Paolo Chiasera che ritrae il curatore dell’esposizione stessa, Luca Cerizza, nell’azione di riprodurre un’opera di Maurizio Cattelan.  L’opera in questione,Senza Titolodi Cattelan esposta alla XII Quadriennale di Roma del 1996, era la riproduzione di una pagina del quotidiano “Avvenire” del 1978 in cui compariva la fotografia di Aldo Moro ostaggio (e poi vittima) delle Brigate Rosse davanti alla stella simbolo dell’organizzazione terroristica.

La mostra e i progetti saranno presentati domenica 19 maggio alle ore 16.00 al MACRO di Roma e giovedì 23 maggio alle 16.00 presso l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Oltre ai curatori di MoRE, Elisabetta Modena, Valentina Rossi, Marco Scotti e Anna Zinelli a Roma sarà presente Simone Ciglia, mentre a Bologna interverranno Elena Forin, Fabiola Naldi e Claudio Musso.

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Esercizi quotidiani. A cura di Luca Vitone

Lunedì 1 aprile 2019, in occasione del suo settimo compleanno, con Esercizi quotidiani per la prima volta MoRE presenta una mostra virtuale curata da un artista e lo fa con Luca Vitone.
Strada percorsa negli ultimi anni da tanti musei, la scelta di affidare a un artista la curatela di una mostra è ricaduta sull’artista genovese, classe 1964, che da anni ha scelto di vivere a Berlino. Dopo la personaleWhen public remains private. Unrealised projects by Luca Vitone, a cura di Elisabetta Modena, per questa occasione Vitone ha invitato altri sei artisti con altrettanti progetti non realizzati: Mark Dion, Maria Eichhorn, Till Krause, Daniel Maier-Reimer, Veit Stratmanne Cesare Viel.
La scelta degli artisti, chiamati essi stessi a curare di persona la schedatura dei propri progetti, segue criteri di assonanza intellettuale e ricerca artistica, oltre che di amicizia.
Come scrive Vitone nel testo introduttivo della mostra, “Questi materiali testimoniano un fare che è quello principale di un artista: il pensare l’opera al di là della sua realizzazione. Non è del tutto importante che l’opera sia realizzata, la cosa importante è immaginarla e sedimentarla con un progetto, perché questo è l’esercizio quotidiano che un artista deve svolgere per mettere in moto la propria pratica utile alla realizzazione di opere finite”.

Mark Dion (New Bedford, Massachusetts- USA,1961) presenta un progetto proposto in occasione della celebrazione del centenario della mostra Panama-California Exposition del 1915per il Balboa Park di San Diego. L’artista americano avrebbe voluto costruire un centro informazioni per i visitatori del parco che raccogliesse e presentasse insieme le attività di varie istituzioni culturali. Il progetto (2012), che non sarà accolto dalla commissione preposta, è presentato attraverso 5 disegni fatti con matite colorate e mostra un padiglione esagonale con un tetto stravagante la cui struttura, fortemente iconica, allude alla cella di un alveare e al miele che qui è prodotto.
Maria Eichhorn (Bamberg, Germania,1962) presenta invece un progetto che prevedeva la costruzione di una torre di osservazione di 33 metri come una costruzione in acciaio da porre nel punto più alto di un paesaggio (1992-1994). La torre sarebbe stata aperta al pubblico in ogni momento. Ragioni e motivi per cui l’opera non ha visto la luce non sono illustrati.
Con The Square Opposite the Townhouse (1987-1995) l’artista tedesco Till Krause (Hamburg, Germania 1965) avrebbe invece voluto mantenere intatto uno spazio vuoto, zona dismessa nel centro di Amburgo, ultima traccia degli effetti della Seconda Guerra Mondiale sulla città. Per questa “piazza” nel business center della città, Krause formula due progetti che non vengono accettati: l’idea di recintare questo spazio e lasciarlo tale e quale, e la costruzione di un edificio panoramico in cui organizzare un archivio sulla storia di questo luogo.
Daniel Maier-Reimer (Hechingen, Germania, 1968) – artista noto per realizzare viaggi la cui presentazione è poi delegata solitamente a un altro artista – propone invece Journey from the Yellow Sea to the Sea of Japan (2015), un viaggio via mare che il museo coreano MMCA (National Museum of Modern and Contemporary Art) deciderà di non produrre, descritto qui da Till Krause nella scheda dell’opera.
Cesare Viel (Chivasso, Torino, 1964) presenta Tutto ciò che accade (2011), un progetto in cui due frasi (“Tutto ciò che accade” e “Sempre tutto intorno”) sarebbero diventate due striscioni trasportati da due aerei da turismo, performance aerea e installazione ambientale effimera allo stesso tempo. Il progetto, che non aveva committente e viene abbandonato per questioni economiche, è raccontato sul sito attraverso un’immagine e attraverso le stesse parole dell’artista.
Infine Veit Stratmann (Bochum, Germania, 1960) propone A lighting system (2012), un’opera invece “progettata per non essere realizzata”, un sistema di illuminazione urbana basato sui comportamenti delle persone che avrebbe connesso il discorso sulla sicurezza e la produzione di una buona coscienza.

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Due progetti mai realizzati di Oreste su www.moremuseum.org

Venerdì 8 marzo 2019 MoRE – Museum of refused and unrealised art projects  presenta due progetti mai realizzati di Oreste, in contemporanea con la mostra No, Oreste, No!, Diari da un archivio impossibile, in programma presso la Project Room del MAMbo di Bologna.

Oreste rappresenta un insieme variabile di persone – soprattutto artisti italiani – che sotto questo nome condiviso hanno portato avanti per quattro anni la creazione di uno spazio libero per l’espressione e la realizzazione di progetti.

Il primo progetto, oggi ricostruibile attraverso una serie di scambi di mail conservati nell’archivio dell’artista Giancarlo Norese, consiste nella proposta per un evento alla Tate Modern di Londra e muove da un invito da parte del curatore della sezione eventi del museo londinese aperto da poco meno di un anno. Il progetto avrebbe dovuto avere luogo nel giugno 2001 e viene inizialmente formulato come una “due giorni” dedicata alla creazione di relazioni tra spazi e iniziative artist-run e indipendenti, a livello internazionale, attraverso un momento conviviale che avrebbe dovuto includere anche la condivisione di contenuti, pubblicazioni e progetti e anche di cibo. Ridotto a una singola giornata, non è infine realizzato poiché il curatore responsabile individua una mancanza di focus nel progetto.

Il secondo progetto nasce su richiesta e iniziativa di Michy Marxuach curatrice che nell’estate 2000 invita Oreste a prendere parte a PR ‘ 00 [intervenciones múltiples – múltiples intervenciones] a San Juan (Porto Rico). L’evento, della durata di una settimana, prevedeva un programma di mostre e attività dedicato all’affermazione di una scena artistica alternativa in cui artisti locali venivano affiancati ad artisti internazionali, curatori, critici e organizzazioni. Oreste propone una installazione composta da oggetti, testi, fotocopie e immagini esposti su un muro che avrebbe interagito come un ipertesto analogico: selezionando un elemento un membro di Oreste avrebbe raccontato la storia al visitatore. La proposta non trova risposta da parte della curatrice e il progetto non è realizzato per motivi che non sono stati chiariti.

Nei suoi primi sette anni di vita MoRE ha acquisito progetti di artisti di rilievo internazionale nel panorama dell’arte contemporanea: Riccardo Baruzzi, Valerio Berruti, Davide Bertocchi, Bianco-Valente, Ivo Bonacorsi, Thomas Braida, David Casini, Siliva Cini, Mathis Collins, CRASH! (Scott King & Matthew Worley), Mario Cresci, Petar Dabac, Matthew Darbyshire, Maria Adele Del Vecchio, Jeremy Deller, Braco Dimitrijević, Emilio Fantin, Flavio Favelli,Regina José Galindo, Goldschmied & Chiari, Tomislav Gotovac, Franco Guerzoni & Luigi Ghirri, Ibro Hasanović, Debora Hirsch, Marijan Jevsovar, Hassan Khan, Julije Knifer, Kensuke Koike, Ivan Kozaric, G. Küng, Andrea Kvas, Ugo La Pietra, Runo Lagormasino, H.H. Lim, Claudia Losi, David Maljković, Mangelos, Elio Marchegiani, Eva Marisaldi, Vlado Martek, MASBEDO, Sandro Mele, Sabrina Mezzaqui, Jonathan Monk, Liliana Moro, Davide Mosconi, Oreste, Giovanni Ozzola, Giulio Paolini, Ivan Picelj, Cesare Pietroiusti, Marko Pogačnik, Luigi Presicce, Vjenceslav Richter, Antonio Scaccabarozzi, Paolo Scheggi, Lorenzo Scotto di Luzio, Duro Seder, Sissi, Veit Stratmann, Annika Ström, Marko Tadić, Sabrina Torelli, Gian Maria Tosatti, Luca Trevisani, Massimo Uberti, Enzo Umbaca, Marco Vaglieri, Josip Vanista, Eugenia Vanni, Grazia Varisco, Kostis Velonis, Luca Vitone, Silvio Wolf, Erwin Wurm & Coop Himmelb(l)au. Gli artisti hanno aperto i propri archivi personali, e condiviso con il pubblico le loro idee che per qualche motivo non si sono concretizzate.

Il sito http://www.moremuseum.org è composto da un archivio di progetti interamente in formato digitale, reso possibile anche grazie alla collaborazione con il centro CAPAS dell’Università degli Studi di Parma, uno spazio riservato a esposizioni temporanee, e una sezione destinata a ospitare interventi critici e approfondimenti sul tema del “non realizzato”. Con questo obiettivo, intorno a MoRE si è costituito un network di professionisti provenienti dal mondo dell’arte contemporanea, storici dell’arte, critici, curatori e esperti del settore, che contribuiscono con le loro diverse professionalità alla crescita del progetto nell’ambito dell’associazione culturale Others.

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Proposals, dreams and utopias from Zagreb. A selection of unrealized and refused art projects by MoRE Museum

 

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David Maljković, Lost Pavillion, fotografia della maquette, 2009. Courtesy MoRE e l’artista.

9 Novembre – 8 Dicembre 2018
Inaugurazione: Venerdì 9 Novembre, ore 12 

Ivan Picelj Archive, MSU,
Av. Dubrovnik 17, 10000 Zagabria

www.moremuseum.org

La mostra Proposals, dreams and utopias from Zagreb. A selection of unrealized and refused art projects by MoRE Museum nasce da una residenza che il gruppo di ricerca di MoRE a Museum of refused and unrealized art project ha svolto nella primavera 2017 invitato da MSU – Muzej suvremene umjetnosti di Zagreb a indagare la scena artistica contemporanea della città.

La mostra, curata da MoRE Museum (Ilaria Bignotti, Elisabetta Modena, Valentina Rossi, Marco Scotti e Anna Zinelli) con la collaborazione di Jasna Jaksic e Vesna Mestric (MSU) inaugurerà il 9 novembre presso Ivan Picelj Archive del MSU e contemporaneamente sul sito di MoRE e sarà l’occasione per esporre progetti non realizzati di artisti che hanno lavorato nella città di Zagabria: Tomislav Gotovac, Pero Dabac, David Maljković, Vlado Martek, Ivan Picelj, Marko Pogačnik, Zvonimir Radic, Vjenceslav Richter, Aleksandar Srnec e Marko Tadic.

Durante la residenza il gruppo di curatori con la collaborazione del MSU ha rintracciato negli studi e negli archivi degli artisti numerosi progetti non realizzati, pensati a partire dagli anni Cinquanta fino a oggi: grazie all’interazione tra le due mostre, quella “reale” e quella digitale, sarà possibile scoprire progetti come The Total Portrait of the City of Zagreb (1979) di Tomislav Gotovac (Sombor 1937 – Zagreb 2010), una bozza di sceneggiatura studiata per un documentario non realizzato sulla città di Zagabria; Lost Pavillion, un padiglione non realizzato progettato da David Maljković (Rijeka, 1973), per la città di Lione; la storia di un museo non realizzato nella città, il Muzej za fotografiju – Museum of photography (1986) di Pero Dabac (Zagreb,1942). Esposti anche i progetti concettuali a metà tra ricerca linguistica e visiva di Vlado Martek (Zagreb, 1951) come Ambivalentna tautologija (2013-2014) e Ništa (2015); i due video non realizzati di Marko Tadic (Sisak, 1979) The moons (2011) parte di un più ampio progetto poi effettivamente realizzato in cui l’artista si proponeva di documentare l’esistenza di una seconda luna e The room (2009) video in stop animation su una seduta spiritica e il progetto per una serie di sculture urbane – realizzate, ma in parte rimosse – di Marko Pogačnik, Litopuncture (2004) nell’ambito del progetto “Urban Interventions” organizzato dal centro “Sirius” e promosso dal MSU.

In mostra anche due già noti progetti storici: il Padiglione Jugoslavo immaginato, ma non realizzato, per l’Esposizione di Parigi nel 1950, frutto del lavoro condiviso di Ivan Picelj (Okučani, 1924-Zagreb, 2011), Zvonimir Radic (Zagreb 1921-1985), Vjenceslav Richter (Drenova, 1917-Zagreb, 2002) e Aleksandar Srnec (Zagreb, 1924-2010); e Synthurbanism progetto visionario di Vjenceslav Richter immaginato tra gli anni ‘50 e ‘60.

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WunderMoRE

WunderMoRE
a cura di Ilaria Bignotti, Elisabetta Modena, Valentina Rossi e Marco Scotti
A partire dal 5 giugno 2018 la quadreria si arricchisce di dieci nuovi progetti

7 marzo-8 luglio 2018
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni, 4/a – Roma

7 marzo scorso negli spazi gratuiti del foyer Carlo Scarpa del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, la mostra WunderMoRE restituisce, attraverso una quadreria di immagini, l’archivio di progetti non realizzati di MoRE a Museum of refused and unrealised art projects (www.moremuseum.org), piattaforma digitale che raccoglie, conserva ed espone on-line progetti non realizzati di artisti del XX e XXI secolo. Si tratta del primo appuntamento nel 2018 di THE INDEPENDENT – il programma del MAXXI dedicato alle realtà indipendenti, che vede protagonista MoRE come vincitore di i8, il format di ArtVerona, a cura di Cristiano Seganfreddo, dedicato agli spazi indipendenti, che includeva fra i suoi premi l’esposizione al MAXXI.

WunderMoRE vuole proporre una visione unica e densa dell’archivio, mostrandone l’eccezionalità e alludendo all’idea di collezione, alla storia del museo e della museologia. Come suggerisce il titolo, il tema centrale dell’allestimento è la meraviglia, intesa come insieme di mirabilia, naturalia et artificialia, oggetti facenti parte delle antiche Wunderkammer, prime forme di esposizione del collezionismo, ma anche  come quella fondamentale componente del progetto d’artista collegata alla visionarietà e alla potenza evocativa.

A partire dal 5 giugno 2018, la quadreria si arricchisce di dieci nuovi progetti provenienti dall’archivio di MoRE, che non sono stati realizzati per motivazioni di diversa natura, tra cui numerosi esempi di idee che destano meraviglia, per la loro natura spettacolare o utopica, o per le loro caratteristiche intrinseche.

Se Franco Guerzoni propone di portare l’arcobaleno all’interno di una galleria con Fontana in galleria, 1969, la Fiat 126 rossa di Liliana Moro sarebbe dovuta rimanere con il motore acceso per tutta la durata di documenta 9, agganciata attraverso un cavo d’acciaio che attraversava tutta la Neue Galerie di Kassel (Tiramolla 92).
Ci sono poi alcuni inviti “sorprendenti”: quello di Enzo Umbaca al calciatore Alessandro Del Piero, che Gianni Agnelli aveva soprannominato “Pinturicchio” (Del Piero, 2007); quello di Runo Lagomarsino ai tatuatori (Dear Tattooist, 2013), nuovi cartografi di una mappa del mondo immaginata da chi dipinge storie sulla pelle delle persone; quello ai visitatori della fiera londinese Frieze da parte di Sissi, che avrebbe voluto lavorare direttamente sui soprabiti lasciati durante la visita nel guardaroba trasformato per l’occasione in un laboratorio di taglio e cucito (Cloakroom workshop, Frieze, 2013). I progetti di Flavio Favelli, Giallo-Dromo, 2009, e di Invernomuto, Noises from Above(2005-?) si sarebbero invece confrontati con realtà storicamente significative del nostro Paese: il primo con la centrale nucleare a Caorso smantellata nel 2009; i secondi con l’aeroporto militare di San Damiano, posto a poca distanza da un santuario legato all’apparizione della vergine Maria nei primi anni Sessanta, ancora nel piacentino, terra natale dei due artisti.
Un vero e proprio omaggio alla piccola città in cui vive nelle Langhe è invece quello offerto da Valerio Berruti con la Rotonda di Verduno, 2009, il progetto di una scultura per una rotatoria. Anche il museo come luogo di esposizione, ma soprattutto come istituzione attiva e parte della società, compare infine in questa quadreria: il Louvre nel progetto non realizzato di Giulio Paolini, Quadro generale, 2010-2012, e il MAXXI nella proposta di Massimo Uberti, Esser Spazio, 2008.

Tra i progetti già presenti in quadreria non manca la monumentalità e spettacolarità dell’arte pubblica che mira a modificare il paesaggio come il progetto firmato da Erwin Wurm & Coop Himmelb(l)au, Forum Volgelsang Banana, 2008, l’enorme altalena di Veit Stratmann, The Rhine Swing, 2000, Il fiore e la pietra di Debora Hirsch, 2002 o la Proposal for the Olympic Park Gateways, 2012, di Jeremy Deller, che immagina una struttura simile a Stonehenge, o a un menhir, per evidenziare le entrate e le uscite del parco olimpico costruito per ospitare gli impianti di Londra 2012.

Altrettanto coinvolgente sarebbe stato camminare all’interno del Cannocchiale Ottico  Percorribile di Paolo Scheggi nel centro di Firenze nel 1968, e percettivamente straniante giungere di fronte a Rotazione continua orizzontale, 1975, di Antonio Scaccabarozzi, un intervento pittorico ambientale proposto dall’artista per la facciata della Scuola Materna di Merate. Il progetto di Gian Maria Tosatti assume invece connotazioni decisamente monumentali e ambiziose ne Il palazzo di Atlante, 2013.

L’idea di meraviglia si fonda sull’inatteso: come una presenza imprevista quale potrebbe essere un leone vivo in un museo, nel progetto di Braco Dimitrijević, Lion walking freely in the Louvre, 1996, o come il mitico mondo di Sandokan proiettato in una periferia cittadina per Luca Vitone, Una tigre per Torino, 2002; trovarsi nel mezzo di una scenografia teatrale: Grazia Varisco, Arciteatro, 2000, o imbattersi in una scala mobile in mezzo al nulla, Lorenzo Scotto di Luzio, Scala mobile con deserto, 2012, o ancora trovarsi faccia a faccia con il quarto plinto di Trafalgar Square a Londra trasformato in un’enorme mensola domestica da Matthew Darbyshire, Knick Knacks, 2012. Intervenire sul concetto e sulle tipologie del monumento in questo senso rappresenta un interessante esperimento di natura (anche) sociologica, come nel caso del Monument for a Forgotten Education di Kostis Velonis, 2016.

L’idea di meraviglia legata alla finzione e all’illusione caratterizza ancora oggi la ricerca degli artisti contemporanei, anche se in chiave concettuale. Ne sono esempi, in modo diverso, le Finestre di Cesare Pietroiusti, 1989, i Caleidoscopi (Kaleidoscopes) di Claudia Losi, 2004, le illusioni costruite da Silvio Wolf, I Nomi del tempo, 2009, Un solo orizzonte di Giovanni Ozzola, 2003, o le forme scultoree che sembrerebbero uscire da ll pop up che non si apre, 2011 di Luca Trevisani.

La meraviglia può essere anche negli occhi di guarda, per esempio quelli dei più piccoli, protagonisti dei progetti non realizzati di Silvia Cini, Plastic Oplalà, 2004, e racchiusa nella valigetta di Eva Marisaldi, Metto in moto il prato e partiamo, 2004, o nel progetto di un parco giochi per bambini con elementi ispirati ai disegni del biologo, zoologo, filosofo e artista tedesco Ernst Haeckel immaginato da David Casini, Io non piango mai, 2010.

Indagini botaniche di mirabilia e naturalia sarebbero state condotte a fianco di scienziati da Ibro Hasanović per Lilium Bosniacum, 2004 e da Mathis Collins per Quercus suber Utopia, 2014, un progetto che si caratterizza però con una forte carica sociale, elemento determinante anche in progetti come quello per una nuova rivista di Hassan Khan, Sketches for an unrealised magazine, 1995 dedicata a tematiche e immaginari intrecciati tra loro o quello di documentazione della meraviglia insita in una (critica) quotidianità in Cartoneros, un progetto di Sandro Mele, 2006.

Ancora la meraviglia è in viaggi verso mete impossibili da raggiungere, come quello che sarebbe stato intrapreso per rintracciare l’enorme isola di rifiuti che si dice galleggi in mezzo all’Oceano Pacifico da Goldschmied & Chiari, Looking for the island, 2007, o addirittura lo spazio per Davide Bertocchi, Meteorite al contrario, 2010.

Fondamentale poi lo spazio urbano, ora riletto attraverso il suono come in TRITON, 1976-77 e in La luce del suono, 1984-86 di Davide Mosconi, oppure trasformato nel set di una performance dove un coro notturno sarebbe stato introdotto da 50 skater rumorosi per Annika Strom nel progetto non realizzato Proposal for a performance work at Sergels Torg, Stockholm, 2016.

La meraviglia contiene anche una natura epifanica o “letteralmente” miracolosa, come accade nell’opera dell’artista malese H.H. Lim Omaggio a Woytila, 2005, un progetto di mostra per ringraziare il papa, a seguito di un incidente automobilistico che l’artista ebbe e da cui uscì illeso.

Utopia e distopia destano meraviglia: la rinascita di una città basata sulle arti dopo un devastante terremoto in Monolite in bilico di Elio Marchegiani è un progetto pensato per la nuova città di Gibellina nel 1979; le proposte evidentemente inverosimili dell’artista inglese Scott King, A Better Britain, 2010, un progetto realizzato sotto il nome di Crash! insieme a Matthew Worley, che consiste in una serie di 12 proposte irrealizzabili per la Gran Bretagna contemporanea. Queste possono essere accostate al lavoro di Jonathan Monk in Small Proposal Book, 1990. Ma anche la provocazione distopica di Luigi Presicce, che con La Camera della Morte, 2012, propone una (irrealizzabile) performance che prende ispirazione dalla mattanza dei tonni ipotizzando un surreale ribaltamento di ruoli.

Anche la pittura può essere estremamente significativa, sia quando si trasforma in performance – Riccardo Baruzzi, D.X XY, 2013 – sia quando si fa immaginazione come nei taccuini di Andrea Kvas Taccuino, 2015 e negli Studi per quadri non realizzati. Quaderno 16 di Thomas Braida, 2015-2016.

Esistono poi progetti che di per sé contengono aspetti meravigliosi e insoliti, come la vicenda della residenza del gruppo Gorgona riunito nel 1991 dal collezionista ed editore Francesco Conz per un’edizione d’artista poi mai pubblicata.

Il sito www.moremuseum.org è composto da un archivio di progetti interamente in formato digitale reso possibile anche grazie alla collaborazione con il centro CAPAS dell’Università degli Studi di Parma, uno spazio riservato a esposizioni temporanee, e una sezione destinata a ospitare interventi critici e approfondimenti sul tema del “non realizzato”. Con questo obiettivo, intorno a MoRE si è costituito un network di professionisti provenienti dal mondo dell’arte contemporanea, storici dell’arte, critici, curatori e esperti del settore, che contribuiscono con le loro diverse professionalità alla crescita del progetto nell’ambito dell’associazione culturale Others.

THE INDEPENDENT è un progetto di ricerca del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo a cura di Giulia Ferracci ed Elena Motisi, incentrato sull’identificazione e promozione degli spazi e del pensiero indipendente. Il progetto vuole ampliare e sfidare i limiti attuali delle istituzioni museali, elaborando diversi modi per agire nella contemporaneità. THE INDEPENDENT esplora i contenuti delle realtà innovative che operano nelle discipline delle arti, dell’architettura, del design e delle Social Practice; monitora la crescita degli spazi autonomi attivi nel panorama nazionale e internazionale; applica una strategia di conoscenza virale, nella quale ciascun gruppo indipendente ha il proprio spazio virtuale dove diffondere le proprie attività. Il sito internet dedicato www.theindependentproject.it comprende una mappatura crescente delle realtà autonome e offre loro un territorio comune di scambio e uno spazio per segnalare in tempo reale i propri appuntamenti. Dal 2017 THE INDEPENDENT assume una nuova veste: negli spazi gratuiti del foyer Carlo Scarpa, il wall si anima periodicamente con una configurazione sempre nuova, presentando una selezione di gruppi indipendenti italiani e internazionali. Parallelamente, il progetto è arricchito dal giornale on line Garibaldi, che indaga attraverso uno sguardo molteplice, temi e contesti geografici differenti.

Orari
Dal martedì al venerdì 11.00-19.00
Sabato 11.00-22.00
Domenica 11.00-19.00

Chiusure
Tutti i lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre
www.maxxi.art

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Archivio: visione, progetto, sistema. Dialoghi e confronti tra storia e contemporaneità

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Thomas Braida, pg 39, quaderno 18, 2017/2018, courtesy l’artista 

Domenica 4 febbraio 2018 nella Talk Area di Arte Fiera, si terrà il talk Archivio: visione, progetto, sistema. Dialoghi e confronti tra storia e contemporaneità a cura di CUBO, Centro Unipol Bologna.

L’incontro, moderato da Angela Memola, vedrà la partecipazione di Cristina Baldacci, Ilaria Bignotti, Marco Scotti e Valentina Rossi per MoRE museum, Eleonora Frattarolo, Christian Caliandro, e approfondirà il tema dell’archivio e della catalogazione, del censimento e della autenticazione dell’oggetto artistico, riconoscendo nella pratica di archiviazione un modo e un metodo, tra i tanti possibili, di studiare la storia dell’arte. 

Archiviare il non realizzato: il caso del MoRE museum è il titolo dell’intervento di Marco Scotti e Valentina Rossi. MoRE. a Museum of refused and unrealised art projects è un museo digitale che raccoglie, conserva ed espone on-line progetti non realizzati di artisti del XX e XXI secolo.  Il museo, accessibile al sito www.moremuseum.org, raccoglie ed espone progetti rimasti incompiuti per motivazioni tecniche, logistiche, ideologiche, economiche, morali o etiche, oppure semplicemente utopici o impossibili da realizzare, appositamente pensati per occasioni specifiche, in precisi contesti anche se non necessariamente su committenza. Lo scopo di questo progetto è valorizzare e conservare attraverso i documenti e i materiali raccolti che ricostruiscono, insieme alla scheda realizzata dal curatore, i progetti mai realizzati. Attraverso ricerche, articoli, seminari e pubblicazioni MoRE vuole inoltre studiare i progetti conservati, sfruttando appieno tutte le potenzialità attuali del web.

Questa conversazione sarà l’occasione per ripercorrere i primi sei anni di attività, tra opening virtuali, ricerche, mostre, residenze conferenze e progetti futuri: in occasione di Arte Fiera 2018 sarà infatti presentata la mostra virtuale di pittura non realizzata a cura di Valentina Rossi, con i progetti di Riccardo Baruzzi, Thomas Braida, Andrea Kvas eEugenia Vanni.
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Nuovi progetti di Invernomuto, MASBEDO, Antonio Scaccabarozzi e Veit Stratmann, la mostra monografica on-line Liliana Moro. A place for playing e Let’s go MoRE! ad ArtVerona

Venerdì 13 ottobre 2017 MoRE – Museum of refused and unrealised art projects, in occasione della partecipazione alla fiera d’arte ArtVerona,presenta nove nuovi progetti e un’esposizione virtuale di progetti artistici mai realizzati.

Saranno on-line le nuove acquisizioni di MoRE, donate da Invernomuto, MASBEDO, e Veit Stratmann, invitati da Marco Scotti, Antonio Scaccabarozzi, invitato da Ilaria Bignotti, a fianco di una mostra di progetti di Liliana Moro, curata da Elisabetta Modena e Anna Zinelli.

Invernomuto con Noises from Above (2005-?)presenta un progetto tra documentario e installazione, che  nasce dall’interesse degli artisti intorno al paese di San Damiano, vicino a Piacenza. Questa zona ospita infatti sia una base militare della NATO sia un santuario legato all’apparizione della vergine Maria nei primi anni Sessanta: l’indagine muoveva dal suono prodotto dalle esercitazioni degli aerei da guerra e dalla natura dello spazio militare a fianco di un immaginario religioso, alla ricerca di un possibile dialogo e punti in comune, nel contesto di un piccolissimo paese della pianura padana.

Anche MASBEDO hanno donato a MoRE un progetto per un film mai realizzato, ispirato a una piéce teatrale del 1975 di Reiner Werner Fassbinder, Der Muell, die Stadt und der Tod (I rifiuti, la città e la morte). Il titolo di lavorazione del film Degna di Goebbels (2011) è infatti ripreso da uno dei cartelli esposti durante le violente proteste che scoppiarono in Germania e impedirono di fatto la messa in scena dello spettacolo di Fassbinder in un teatro fino al 2009, a causa delle accuse di antisemitismo. Il lavoro di MASBEDO consisteva nel riprendere un’attrice, Silvia Calderoni, in un bosco, mentre recitava il testo teatrale con un megafono fino ad arrivare di fronte a una lapide su cui era incisa appunto la frase del titolo, circondata da un branco di lupi. 

Veit Stratmann presenta The Rhine Swing, progetto irrealizzabile per  una gigantesca altalena pensata per oscillare sopra il fiume Reno, tra le località di Daubensand (Alsazia, Francia) e Schwanau (Baden, Germania): una rappresentazione – non priva di ironia – della cooperazione Franco-Tedesca, e uno strumento per l’artista funzionale a una critica in primis della forma progettuale e più in generale delle dinamiche economico-politiche in atto tra i paesi europei. La ricerca di Veit Stratmann utilizza infatti il non realizzato e il concetto di non realizzabilità come strumento per affrontare criticamente discorsi politici o economici-politici, spesso legati al concetto di sicurezza.

L’Archivio Antonio Scaccabarozzi dona due progetti dell’artista Antonio Scaccabarozzi (1936-2008): il primo si intitola Rotazione continua orizzontale (1975), consiste in un intervento pittorico ambientale proposto dall’artista per la facciata della Scuola Materna di Merate; il progetto appartiene alla ricerca condotta da Scaccabarozzi fra la fine degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70, inerente ai cicli dei Fustellati.
Il secondo, Ambiguità dell’angolo (1978) è il nome di cinque progetti relativi ad un intervento ambientale per uno spazio chiuso, formato da due pareti e un pavimento confinanti in un angolo. Il progetto vuole mettere in discussione la realtà dello spazio e la sua teorizzazione concettuale, attraverso l’azione percettiva, e testimonia la vocazione ambientale di tutta l’opera di Scaccabarozzi.

La mostra virtuale Liliana Moro. A place for playing presenta infine quattro opere di arte pubblica non realizzate, concepite dall’artista tra il 2002 e il 2009.
In bocca al lupo (2002), proposto al il 3° Premio Internazionale di Scultura della Regione Piemonte e Testa di Pinocchio (2003), un progetto di parco giochi presentato alla mostra Playgrounds and Toys organizzata dall’associazione Art for the World, prevedevano la creazione di due grandi sculture percorribili al proprio interno, utilizzabili dai bambini come delle “case gioco”. Entrambi i lavori attingevano a un repertorio iconografico legato al mondo dell’infanzia, coniugandolo con una riflessione sullo spazio che trova nel concetto di “casa” la propria formalizzazione privilegiata.
Viene e va (2005) è l’installazione vincitrice, poi non realizzata per motivi logistici e organizzativi, alla della 7° edizione del “Premio ArteGiovane – Torino incontra l’arte. Una porta per Torino”. L’ultimo progetto, Preferisco il rumore del mare (2009) – titolo che riprende l’omonimo film e un verso di Dino Campana –  era stato presentato al concorso di riqualificazione di Piazza Verdi a La Spezia e prevedeva una pavimentazione colorata della piazza, che avrebbe ripreso le decorazioni musive di Fillia, Prampolini e Mazzoni del vicino Palazzo della Posta, e 99 trombe acustiche che avrebbero emesso un fischio in coincidenza dell’alta marea.
La mostra intende porre questi quattro progetti non realizzati in relazione con altre opere di arte pubblica di Liliana Moro, indagando il modo in cui si inseriscono all’interno di una poetica da sempre caratterizzata da un’attenzione per la relazione tra interno ed esterno, tra pubblico e privato, a partire da primissimi lavori come La Passeggiata (1988), fino a progetti più recenti come 29,88 KMQ (2015), promosso dalla Fondazione Zegna nel comune di Trivero.

MoRE. a museum of refused and unrealised projects, sarà inoltre tra le realtà all’interno della sezione i8-spazi indipendenti di ArtVerona. Con il progetto LET’S GO MoRE! A journey in the unrealised and refused art projects of XX and XXI centuries, a cura di Ilaria Bignotti, Elisabetta Modena, Marco Scotti, Valentina Rossi e Anna Zinelli, MoRE presenterà alcuni progetti dal suo archivio digitale, a partire dal tema del viaggio, di Davide Bertocchi, CRASH! (Scott King e Matthew Worley), Giovanni Ozzola, Paolo Scheggi, Lorenzo Scotto di Luzio, Erwin Wurm: dal Regno Unito al Sud America, dall’Est Europa all’Italia, www.moremuseum.org si traduce in una sempre più ampia mappatura, per tappe concettuali e tematiche, di progetti non realizzati e rifiutati tipologicamente analizzati, dal libro d’artista alla grande installazione ambientale, dal video alla performance. http://www.artverona.it/in-fiera/i8-spazi-indipendenti/

 

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MoRE museum participate in The Independent project

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MoRE museum is part of the Independent, a research project conceived by Hou Hanru and conducted by the MAXXI curatorial team, focussing on the identification and promotion of independent spaces and thinking. The goal of the project isto broaden and challenge the current limits of museum institutions, to stimulate and develop diverse ways of acting within contemporary reality.

The Independent explores the contents offered by independent and innovative realities, monitoring the growth of independent spaces and applying a strategy of viral awareness within which each independent group has its own virtual space in which it can present its activities.

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MoRE SPACES. PERCORSI NELL’ARCHIVIO DEL NON REALIZZATO

 

Palazzo Pigorini, Parma – 25 Settembre – 31 Ottobre 2015

“Sperimentazione”. E’ questa la parola chiave di Mercanteinfiera OFF 2015, il fuorisalone della cultura, ideato da Fiere di Parma e dal Comune di Parma che, dopo il successo dello scorso autunno, torna in città dal 25 settembre al 31 ottobre con una mostra d’avanguardia dedicata alle opere “incompiute” di artisti internazionali, patrimonio del Museo digitale MoRE.

Dopo aver vinto, grazie a questo aspetto pionieristico il Premio Mercanteinfiera 2014, per MoRE si aprono infatti in autunno le porte di Palazzo Pigorini che ospita, in una mostra gratuita al pubblico, oltre 30 progetti “mai realizzati” da parte di artisti che nel tempo si sono affermati nel panorama culturale nazionale e internazionale. La mostra è curata da Elisabetta Modena, Marco Scotti, Valentina Rossi e Anna Zinelli che, attraverso le opere in esposizione, hanno voluto interrogarsi sul significato e sulle potenzialità dell’esporre progetti mai portati a termine, composti di materiali eterogenei, presentati in forme differenti.

Sono esposti progetti non realizzati di Valerio Berruti, Davide Bertocchi, David Casini, CRASH! (Scott King & Matthew Worley), Matthew Darbyshire, Flavio Favelli, Regina José Galindo, Goldschmied & Chiari, Franco Guerzoni & Luigi Ghirri, Ugo La Pietra, Claudia Losi, Eva Marisaldi, Jonathan Monk, Liliana Moro, Giovanni Ozzola, Cesare Pietroiusti, Luigi Presicce, Paolo Scheggi, Lorenzo Scotto di Luzio, Sissi, Luca Trevisani, Massimo Uberti, Luca Vitone, Erwin Wurm & Coop Himmelb(l)au.

Parallelamente alla mostra sono in programma nella stessa sede una serie di talk relativi alle categorie del non realizzato che interessino altri ambiti rispetto a quello strettamente artistico, quali la musica, la cucina, la letteratura e l’architettura:

Venerdì 25 settembre
Ore 17:30
opening / conferenza stampa e preview in mostra

Ore 18.30
evento in mostra per notte dei ricercatori:
Luca Marchini (chef, L’Erba del Re, Modena), Il non realizzato in cucina.
in dialogo con Alberto Salarelli

Oscar Quagliarini (mixologist), Alla ricerca del cocktail impossibile.
in dialogo con Corrado Beldì

Lunedì 28 settembre, ore 18.30
Jeffrey T. Schnapp  (direttore metaLAB @ Harvard), File not found: l’archivio dalla carta al digitale.
in dialogo con Francesca Zanella
(in collaborazione con CSAC Università degli Studi di Parma)

Sabato 3 ottobre, ore 18.30
Sede: 2. Piano, Palazzo Pigorini
Giampiero Cane (critico musicale), Musica non realizzata.
in dialogo con Corrado Beldì

Domenica 4 ottobre, ore 18.00
Anna Dolfi (Docente ordinario UniFI), Intorno a quello che non c’è: opere incompiute, luoghi immaginari.

Venerdì 23 Ottobre 2015:ore 17.30
Paolo Benvenuti (regista), Il Segreto di Caravaggio.
in collaborazione con Parma Film Festival

Venerdì 30 ottobre, ore 18.30
Sede: 2. Piano, Palazzo Pigorini
Andrea Branzi (designer), Il Design non realizzato: casualità o vocazione del progetto?
in dialogo con Simona Riva
(in collaborazione con CSAC Università degli Studi di Parma)

Sabato 31 ottobre, ore 17.30
Silvia Lelli e Roberto Masotti (fotografi), Indietro Veloce.
In dialogo con Cristina Casero

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MoRE museum partecipa a MIA Fair

MoRE museum partecipa a MIA Fair
13 aprile 2015

Fotografia e progetti non realizzati di arte contemporanea 
nelle collezioni digitali di MoRE museum
Le nuove acquisizioni: Mario Cresci, 
Franco Guerzoni e Giovanni Ozzola.

15.30 – 17.30

MIA fair, Milano, Sala Conferenze
The Mall – Porta Nuova Varesine
Piazza Lina Bo Bardi 1, Viale della Liberazione / ang. Via Galileo Galilei

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MoRE a Museum of refused and unrealised art projects  (www.moremuseum.org) è un museo digitale che raccoglie, conserva ed espone progetti non realizzati di artisti del XX e XXI secolo. MoRE è prodotto dall’associazione culturale Others che ha aderito a CAPAS, Centro dell’Università degli Studi di Parma.

Pensato come spazio espositivo e archivio interamente virtuale che affronta temi di ricerca legati al non realizzato, e quindi al fallimento, all’utopia, alla censura, MoRE ha fin dalla sua nascita organizzato talk, giornate di studio, interviste e momenti di confronto coinvolgendo musei, istituzioni, e riportando i contributi in un apposita sezione del museo: www.moremuseum.org/omeka/researchandresources

In occasione della quinta edizione di MIA Fair (Milano, 11-13 aprile 2015), MoRE è stato invitato a presentare attraverso un talk una riflessione sul non realizzato nella fotografia contemporanea, e sul ruolo che questo linguaggio può assumere oggi nel progetto dell’opera d’arte. Riprendendo le linee di ricerca fino ad ora portate avanti, sarà presentata in questa occasione – anche attraverso un dialogo con gli artisti – una nuova acquisizione di progetti non realizzati nell’archivio del museo, con ilavori donati da Mario Cresci, Franco Guerzoni e Giovanni Ozzola, mentre, attraverso uno sguardo sulla collezione e sul progetto MoRE, i curatori del museo discuteranno intorno al tema del non realizzato in fotografia, e di come possa comprendere sia progetti ideati ma non scattati, sia scatti realizzati, ma non pubblicati o esposti per scelta propria o del committente, arrivando a interrogarsi su modalità progettuali e usi del e intorno al mezzo fotografico.

Nel progetto donato a MoRE Mario Cresci ha raccontato attraverso pubblicazioni e una testimonianza orale un suo importante lavoro, purtroppo mai compiutamente realizzato, che travalica decisamente i confini artistici per coniugare l’estetica con la didattica e l’intervento sociale.

Di Franco Guerzoni, MoRE ha acquisito tre progetti non realizzati: Stelle e lucciole, nel quale aveva lavorato come in molte altre occasioni con Luigi Ghirri, che consente una riflessione proprio sul tema del non realizzato in fotografia, e due lavori di differente marca, Studio per tappeti volanti Sovrapposizioni culturalia testimonianza di quanto sia ricca e multiforme la ricerca dell’artista.

Un solo orizzonte è il progetto non realizzato donato infine da Giovanni Ozzola che consiste in un’installazione video pensata per il Mori Museum di Tokio: cinque proiettori mostrano contemporaneamente sullo stesso muro le riprese di orizzonti realizzate in cinque luoghi differenti ma con lo stesso grado di latitudine, per le 24 ore in cui il sole e la luna compiono la loro naturale transizione.

Parteciperanno all’incontro di Lunedì 13 aprile presso MIA Fair Marco Scotti (MoRE museum), Francesca Zanella (Università degli Studi di Parma, MoRE museum), Cristina Casero (Università degli Studi di Parma, MoRE museum), Valentina Rossi (MoRE museum). Interverrà l’artista Giovanni Ozzola.

Nei suoi primi tre anni di vita MoRE ha acquisito progetti di artisti di rilievo internazionale nel panorama dell’arte contemporanea, come Valerio Berruti, Davide Bertocchi, Ivo Bonacorsi, David Casini, Silvia Cini, Scott King & Matthew Worley, Matthew Darbyshire, Jeremy Deller, Emilio Fantin, Regina Josè Galindo, goldiechiari, Gorgona, Debora Hirsch, Ugo La Pietra, Claudia Losi, Eva Marisaldi, Sabrina Mezzaqui, Jonathan Monk, Liliana Moro, Davide Mosconi, Cesare Pietroiusti, Luigi Presicce, Paolo Scheggi, Lorenzo Scotto di Luzio, Sabrina Torelli, Luca Trevisani, Massimo Uberti, Marco Vaglieri, Grazia Varisco, Luca Vitone, Silvio Wolf, Erwin Wurm. Gli artisti hanno aperto i propri archivi personali, e condiviso con il pubblico le loro idee che per qualche motivo non si sono concretizzate. Ogni progetto di opera d’arte è accompagnato da una scheda che la racconta in riferimento al percorso artistico dell’autore.

* CONTATTI
press@moremuseum.org          
info@moremuseum.org 
www.moremuseum.org

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