MoRE Curators e Unrealised Exhibitions

Mercoledì 15 maggio 2019 MoRE presenta il progetto espositivo speciale MoRE Curators e la nuova sezione del sito Unrealised Exhibitions con la mostra non realizzata a cura di Luca Cerizza Rifare (male) una stella proposta nel 2015 per la 16a Quadriennale di Roma e che avrebbe presentato un’unica opera di Paolo Chiasera.

La mostra digitale MoRE Curators raccoglie progetti di artisti invitati per l’occasione da curatori esterni al museo. L’obiettivo della mostra è indagare diverse prospettive curatoriali aprendo il museo a contributi esterni. Articolando voci e stili curatoriali diversificati, la mostra presenta opere non realizzate di artisti di diverse generazioni e una rete di relazioni, prospettive, ricerche e approfondimenti inediti.

I curatori invitati sono: Simone Ciglia (storico dell’arte contemporanea, assistente ricercatore MAXXI, Roma), Elena Forin (curatrice indipendentee LaRete Art Projects), Antonio Grulli (curatore indipendente), Luca Lo Pinto (curatore Kunsthalle Wien), Fabiola Naldi e Claudio Musso (storici dell’arte, docenti e curatori indipendenti), Raffaella Perna (assegnista di ricerca, Sapienza Università di Roma), Christiane Rekade (curatrice, direttrice artistica Kunst Meran Merano Arte), Maria Chiara Valacchi (curatrice e giornalista).

Simone Ciglia presenta un progetto di Gianfranco Baruchello (Livorno 1924), Do it yourself confession del 1967. Si tratta di un confessionale concepito per auto-confessarsi.

Elena Forin ha scelto un progetto di Alessandro Sambini (Rovigo, 1982) che consiste in due “opportunità” rispettivamente per le città di Milano e Trieste, due lavori dedicati ai temi dell’immigrazione e del paesaggio che avevano l’obiettivo di costruire relazioni tra gli abitanti delle città e realizzare quindi installazioni nello spazio pubblico.

Antonio Grulli propone un progetto di Benni Bosetto (Milano, 1987). L’artista ha lavorato per un anno alla progettazione di un percorso espositivo allestito tramite sculture viventi in alcuni appartamenti di Via Eustachi a Milano. La mostra sarebbe stata visitata attraverso una mappa che avrebbe indicato ai visitatori una serie di luoghi in cui fruire delle performance.

Stazione di Emily Jacir (Betlemme, 1972) è invece la scelta di Luca Lo Pinto che presenta un intervento pubblico ideato, ma mai realizzato, dall’artista palestinese nell’ambito di Palestine c/o Venezia, un progetto collaterale della 53a Biennale di Venezia nel 2009. L’idea di Jacir era di tradurre in arabo i nomi di ognuna delle 24 fermate di vaporetti lungo il percorso n. 1 e di posizionare le scritte arabe su tutte le fermate accanto a quelle italiane.

Fabiola Naldi e Claudio Musso hanno invece selezionato una proposta progettuale di Ericailcane (Belluno), nata tra il 2013 e il 2014 nell’ambito della seconda edizione del progetto FRONTIER – La linea dello stile. L’artista, invitato dai curatori a concepire un’opera pittorica di dimensioni monumentali per lo storico Gasometro della città di Bologna, immagina una narrazione continua imperniata sulle figure di due enormi cani che si mordono la coda e che portano sulle spalle l’allegoria di due città o di due facce della stessa (Bologna?): una che vive in festante armonia e una che cammina in equilibrio su un filo.

Artisti coraggiosi. Natura morta – 2 di Pablo Echaurren (Roma 1951) è invece presentato da Raffaella Perna. Il progetto non realizzato è proposto nel 1974 alla Galleria La Margherita di Roma eprevedeva la partecipazione attiva dell’artista che, seduto dietro un tavolo negli spazi spogli della galleria, munito di fogli, forbici e colla, avrebbe coinvolto il pubblico in un’azione estemporanea: le persone interessate avrebbero dovuto comprare una sua opera, stabilendo a loro discrezione il compenso, in anticipo, senza ricevere alcuna informazione sull’acquisto. L’ipotetico cliente avrebbe dovuto consegnare all’artista l’ammontare in banconote, una o più di una, a seconda della scelta e della disponibilità. Le banconote sarebbero diventate l’opera stessa: tagliate, strappate o usate nella loro interezza sarebbero state incollate su fogli di carta e firmate, come fossero delle tradizionali “nature morte”.

Christiane Rekade propone invece Die Kristallader [La vena di cristallo] di Helen Mirra  (1970, Rochester New York), un progetto di arte pubblica per la città di San Gallo che l’artista ha presentato a un concorso nel 2004. Questo avrebbe dovuto consistere in un intervento nello spazio urbano che creasse un collegamento tra il nuovo Museo di Storia Naturale e il centro della città attraverso una linea irregolare scavata nell’asfalto e riempita con metallo lucido.

Maria Chiara Valacchi seleziona Rolls Royce di Wendy White (Deep River, CT, 1971) un progetto nato dall’esigenza di creare una mostra per la Rolls Royce Art Programme, iniziativa della celebre casa automobilistica a supporto di idee legate all’arte contemporanea. L’artista avrebbe realizzato dipinti di larga scala uniti a una serie di sculture in 3D, forgiate in oro cromato, ritraenti delle grandi lattine schiacciate e stese sul pavimento in maniera randomica per riflettere sul concetto di lusso.

MoRE inaugura poi Unrealised Exhibitions una nuova e importante sezione del proprio sito e archivio dedicata alle mostre non realizzate. Così come le opere d’arte non realizzate, anche le mostre che avrebbero potuto essere allestite e non lo sono state costituiscono infatti una diversa prospettiva con cui guardare alla storia dell’arte del XX e XXI secolo. Sono tante le occasioni che potranno essere raccontate e diverse le motivazioni che hanno costretto questi progetti a rimanere sulla carta (basti pensare alle occasioni più note come l’E42, mai realizzata, ma di cui rimane un intero quartiere nella capitale, la mostra di Hans Haacke Shapolski et al., Manhattan Real Estate Holding censurata al Guggenheim Museum di New York nel 1971 o la mostra La Mamma immaginata da Harald Szeemann a metà degli anni ’70).
MoRE ha del resto già affrontato il tema in diversi modi, per esempio nel saggio di Anna Zinelli, Pornographie. La sezione non realizzata alla documenta 5 di Kassel o tangenzialmente nel racconto di diversi progetti immaginati per occasioni espositive che quindi sono state diverse da come avrebbero potuto essere: con questa sezione MoRE decide quindi di impegnarsi anche su questo fronte di ricerca.

La nuova sezione del sito inaugura con una mostra non realizzata a cura di Luca Cerizza: Rifare (male) una stella.
Proposta da Luca Cerizza la mostra non realizzata poiché non selezionata dalla commissione della XVI Quadriennale di Roma, consiste in un unico quadro di piccole dimensioni dell’artista Paolo Chiasera che ritrae il curatore dell’esposizione stessa, Luca Cerizza, nell’azione di riprodurre un’opera di Maurizio Cattelan.  L’opera in questione,Senza Titolodi Cattelan esposta alla XII Quadriennale di Roma del 1996, era la riproduzione di una pagina del quotidiano “Avvenire” del 1978 in cui compariva la fotografia di Aldo Moro ostaggio (e poi vittima) delle Brigate Rosse davanti alla stella simbolo dell’organizzazione terroristica.

La mostra e i progetti saranno presentati domenica 19 maggio alle ore 16.00 al MACRO di Roma e giovedì 23 maggio alle 16.00 presso l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Oltre ai curatori di MoRE, Elisabetta Modena, Valentina Rossi, Marco Scotti e Anna Zinelli a Roma sarà presente Simone Ciglia, mentre a Bologna interverranno Elena Forin, Fabiola Naldi e Claudio Musso.

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